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Il pericolo globale

Quando il paese più verde e più multicolore.
La nazione più eterogenea e meno identificabile per il colore della pelle e la forma degli occhi, la linea del volto e la moda del momento.
La terra dove le parole sono musica.
E la musica appartiene a tutti.
Dove la povertà non è mai riuscita a far smettere la popolazione di sorridere.
E ballare.
Di mescolarsi e confondersi.
In una variopinta tonalità riconoscibile dall’alto come dal basso.
Soprattutto dal basso.
Quando il paese dal cuore d’ossigeno e natura più vasto.
E dalla semplicità di celebrare ogni attimo con una festa.
Anche qualora festa non sia.
Quando anche tutto questo decide di scegliere come leader un fascista, razzista e nemico dell’ambiente.
Ditemi voi se il pericolo non è globale
 

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