venerdì 30 novembre 2018

Quelli che non è razzismo

C’era una volta una voce.
La puoi sentire anche ora.
Di sicuro ne puoi leggere le parole.
O i deliri, che tanto la musica non cambia.
Gli arditi commenti da tastiera.
E i monologhi urlati al riparo di un’arrogante poltrona da PC.
C’era una volta, è purtroppo ci sarà anche domani, la voce che innanzi al video dell’adolescente aggredito dal compagno di scuola in inghilerra, così come di fronte a ogni tipo di gesto e insulto discriminatorio, ti dirà che non è razzismo.
Che da noi non esiste il razzismo.
Solo qualche mela marcia.
Che si tratta solo di una goliardia.
Di classiche zuffe tra ragazzi.
Che ci sono sempre state e sempre ci saranno.
Che non bisogna tirare in ballo il razzismo per tutto.
Concedendoti, al massimo, che magari si tratta di normale bullismo.
Anche se quest’ultimo accostamento di parole dovrebbe essere vietato da ogni tipo di sintassi.
C’era una volta, quindi, il razzismo per chi ne nega l’esistenza.
Dove se un ragazzino immigrato dalla Siria viene sottoposto a una versione scolaresca del waterboarding da un compagno inglese, l’origine di entrambi non c’entra.
Come se non fosse questo che viene insegnato ogni giorno da tanti, troppi governi di questo mondo...

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mercoledì 21 novembre 2018

Babbo Natale libera Pietro il moro

Babbo Natale e Zwarte Piet (Black Pete, Pietro il moro) - foto da Wikipedia
Caro Babbo Natale,
ovvero, la versione olandese, ecco.
Diciamo pure del Belgio, va’.
Capisco che le tradizioni siano importanti, me ne rendo conto.
Sono consapevole del fatto che, malgrado le incongruenze con la vita reale, ciò che conta non sia l’aspetto puramente formale, ma il significato del rito.
Ovviamente non mi perderò in scontate considerazioni sul consumismo di massa concentrato nel mese dicembrino a ridosso della festività che ti vede protagonista.
Passo oltre anche dinanzi all’ingombrante legame che vede la tua indistinguibile figura, nonché il tuo look e l’allegra risata, con gli spot nel secolo scorso dell’arcinota bevanda effervescente quanto energizzante.
Mi sforzo altresì di tralasciare nel tempo di una pagina la colossale contraddizione tra l’abituale quadretto del venticinque, con la famigliola riunita sotto l’albero a scartar pacchi, e la maggioranza del pianeta costretta alla finestra, ma dal lato esterno, dove per miliardi di persone vuol dire fame e stenti.
Nondimeno, anche le tradizioni, sopratutto quelle benevoli sulla carta con cui avvolgere doni e pie intenzioni, dovrebbero avere un cuore da qualche parte.
Ti prego, perché non fai un regalo alla porzione d'umanità colpevole di esser nata con la carnagione sbagliata?
Sciogli le catene che imprigionano Zwarte Piet, Black Pete, Pietro il moro, o comunque lo si chiami.
Libera il suo personaggio da tale ricorrente incubo.
Perché ad alcuni piacerà pure interpretare Babbo Natale, ma nessuno è felice di essere il piccolo aiutante nero...

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giovedì 15 novembre 2018

Trova le differenze

Partecipa anche tu al grande gioco.
Anzi, ci stai giocando fin dalla nascita, anche senza muovere un dito.
Giacché diciamolo, non è che a tutti davvero interessi la tua partecipazione.
Prendi il mondo che ti rappresenta, o almeno dovrebbe farlo.
Vedilo come un enigma di risolvere, uno di quelli con cui passare il tempo tra un impegno e l’altro.
Malgrado durante siffatto intervallo ci sia qualcuno che sta facendo le scelte principali riguardo al tuo futuro e quello dei tuoi cari.
Apri gli occhi, ora, mi raccomando, osserva con attenzione il tabellone del potere.
Lo schema è semplice, come la maggior parte degli equilibri che determinano la nostra esistenza.
Ecco, guarda e trova le differenze:





Vuoi il cosiddetto aiutino?
In quale riquadro ci sono più donne, al netto del solito, scontato numero di uomini?
Dove c’è più eterogeneità culturale ed etnica?
Quale immagine assomiglia maggiormente alla realtà, invece che a una falsificazione?
E poi dicono che tra destra e sinistra non c’è differenza...


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giovedì 1 novembre 2018

Il pericolo globale

Quando il paese più verde e più multicolore.
La nazione più eterogenea e meno identificabile per il colore della pelle e la forma degli occhi, la linea del volto e la moda del momento.
La terra dove le parole sono musica.
E la musica appartiene a tutti.
Dove la povertà non è mai riuscita a far smettere la popolazione di sorridere.
E ballare.
Di mescolarsi e confondersi.
In una variopinta tonalità riconoscibile dall’alto come dal basso.
Soprattutto dal basso.
Quando il paese dal cuore d’ossigeno e natura più vasto.
E dalla semplicità di celebrare ogni attimo con una festa.
Anche qualora festa non sia.
Quando anche tutto questo decide di scegliere come leader un fascista, razzista e nemico dell’ambiente.
Ditemi voi se il pericolo non è globale
 

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