sabato 31 marzo 2018

Storie di razzismo contro gli Ebrei

Ed ecco la vera bomba.
L’ariano perfetto è una bambina ebrea.
Ma non solo.
Lì, all’orizzonte, tra altri 80 anni o anche di più, magari c’è ne sono altre di beffarde sentenze.
Che magari il cittadino modello è un immigrato.
E che se esiste davvero un dio non è nulla di quello che hai immaginato o pregato finora.
Che nelle resistenze di questo mondo ci sono molti meno terroristi che tra gli esportatori di muri e democrazie quotate in borsa.
Che il colore delle persone in realtà ricopre i nostri occhi, giammai la pelle.
E che avremmo potuto salvare vite ogni attimo della nostra, limitandoci semplicemente a non ucciderle.
Con il silenzio.
Rimanendo fermi.
Al nostro posto.
Che in un mondo sbagliato l’anima tanto giusta quanto debole, soffre, si droga o si perde in un delirio.

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venerdì 30 marzo 2018

Storie di razzismo sui rifugiati

Siamo noi i rifugiati.
Tutti, ogni volta che accendiamo lo smartphone o, al meglio, l’Iphone e siamo lì, a whatsappare, facendo ticche ticche con le dita impazzite, per dire, rispondere, leggere e ricominciare da capo.
Solo così siamo tutti insieme, mai soli, mai in silenzio, mai vuoto, dentro. E allora guardiamoci, adesso, ad esempio nella metropolitana affollata. Centinaia di persone tutte con la testa incollata su un gigantesco schermo, addirittura 5 pollici.
Tutti al sicuro.
Al riparo.

I rifugiati siamo tutti noi.
Chiusi in auto nel traffico.
Incolonnati in scatole di plastica e metallo super accessoriate, piccole o preferibilmente grandi.
E più sono grandi e più è piccolo l’uomo al volante, ci avete fatto caso?

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giovedì 29 marzo 2018

Storie di razzismo sui Rom in Francia

Non ho mai avuto un passamontagna.
Ho bisogno di guardarlo, di ricordarmi che ce l’ho.
Di ricordarmi perché l’ho comprato.
Prendo le chiavi dell’auto ed esco.
Stai uscendo? Fa mia moglie.
Non ho risposto.
Metto in moto e raggiungo la piazza.
Ci sono già tutti, sono l’ultimo.
Parcheggio, scendo e apro il portabagagli.
Lì ho guardato anche più volte che nel borsello.
Non ho mai avuto un passamontagna.
E soprattutto non mi sarei mai immaginato.
Di usare una spranga.
Su una persona viva.
Pochi minuti e siamo tutti sul pulmino.
C’è cattivo odore.
Alcool, sigarette e sudore, ma c’è anche altro, qualcosa di ambiguo ma determinante.
Leggi pure come l’insopportabile fragranza dell’umano veleno.
C’è quasi silenzio.

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mercoledì 28 marzo 2018

Storie di razzismo e adozione

Care bambine e cari bambini,
benvenute, benvenuti.
Che siate tutti benvenuti nella vostra nuova casa.
Perché questa, da oggi, è anche casa vostra.
Da oggi.
Ovvero, da oggi in poi.
E il poi, per chi ha un passato da cambiare, è tutto.
Per questa ragione siamo qui a farvi delle promesse.
Così avrete qualcosa di scritto, nero su bianco, con cui rinfrescarci la memoria laddove ci capiterà di non ricordare.
E capiterà, oh se capiterà.
Indi per cui, vi promettiamo che sarà casa vostra anche quando non sarete più due occhioni scintillanti in un viso angelico, per quanto olivastro.
Un’adolescente ribelle.
E un giovane imprevedibile.
Una ragazza tutt’altro che perfetta.

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martedì 27 marzo 2018

Storie di razzismo e paura dei Rom

Vietato altresì l’ingresso alla vostra violenza.
Immotivata e infantile violenza, verbale ancor più che fisica, emotiva e delirante, causata da nessuna asprezza del vivere.
Che in qualche modo spiegherebbe, senza per questo giustificarla, l’aggressione del momento.
No, la vostra è una violenza figlia del privilegio, inconsapevole e per questo imperdonabile privilegio.
Vietato l’ingresso, ovviamente, alla vostra incommensurabile vigliaccheria.
La codardia senza limiti, ma precisa, chirurgica nello scegliere oculatamente il bersaglio più facile, la vittima meno difesa, l’altro per il quale nessuno vi condannerà.
Anzi, troverete perfino qualcuno che vi loderà, tra i compagni di viltà.
Perché si sa, quando la codardia ha un suo pubblico diventa addirittura doverosa.
D’altra parte, è inevitabile di conseguenza vietare l’ingresso pure alla vostra totale mancanza di umanità.

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lunedì 26 marzo 2018

Storie di razzismo e pena capitale

Mi chiamo Glenn e sono venuto alla luce nel 1950.
Io ci sono nato, nero.
Nel 1950 le scuole, i luoghi pubblici, gli autobus e i treni erano ancora spaccati a metà da un invisibile idiota sotto forma di muro.
Bianchi da una parte e neri dall’altra.
L’altra di questo mondo non è mai stata la parte migliore.
L’America non fu da meno.
Fuor di dubbio, ahimè.
Malgrado ciò, ci feci il callo.
Non v’era alternativa per sopravvivere nella zona d’ombra della cosiddetta terra delle opportunità.

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domenica 25 marzo 2018

Storie di razzismo e clandestini

C’era una volta un paese che aveva uno scopo sopra tutti.
Allontanare dal proprio suolo tutti gli indesiderati.
Le persone che nessuno voleva accanto.
Ma neanche lontano, a meno che lontano fosse accettabile.
Ovvero al di fuori dei confini.
Leggi come fin dove arrivi la capacità di immaginazione di un popolo.
Indi per cui, chi di dovere si industriò nell’individuare la priorità.
In altre parole, la categoria in testa alla speciale classifica stilata proprio in base all’immaginazione di cui sopra.
Il presunto premio fu vinto dagli irregolari, gli stranieri privi di sufficiente documentazione, i non cittadini.
Sintetizzando, gli usurpatori del diritto più sacro, quello di poter restare.
Sempre secondo il livello di fantasia nel paese al centro di questo racconto, è chiaro.
500 dollari, circa 360 euro al cambio attuale, fu il prezzo concordato per acquistare l’addio degli intollerati intrusi.

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sabato 24 marzo 2018

Storie di razzismo del passato

Noi uomini primitivi Europei eravamo razzisti, ma cercate di capirci.
E’ che dovevamo prima pensare alle nostre pellicce.
Questi qua arrivavano a bordo dei loro stegosauri e pretendevano di cacciare i nostri mammut e raccogliere le nostre felci.
Le feci, casomai.
Eh, mica potevamo fare tutto noi, ma oltre a questo si esagerava.
D’altra parte, è la natura che aveva deciso così. Natura con la a e non la e, è chiaro, altrimenti ci si confonde con la nota rivista che nel lontano futuro ci scoprirà, ma non la dirà tutta su di noi per mere beghe di redazione.
Costoro erano diversi da noi altri, diciamola tutta.
Potremmo citare il pelo sulle spalle, ovvero ovunque, ispidamente arricciato anziché forzatamente allisciato, la fronte sporgente a terrazzo verandato invece che balconata angolare, la camminata ciondolante tipo orso ubriaco piuttosto che quella oscillante tipo balena spiaggiata causa overdose di plancton.
Ma sarebbero bazzecole.

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venerdì 23 marzo 2018

Storie di razzismo: reato di clandestinità cos'è

Siamo onesti, su.
Franchi.
Almeno qui, coraggio.
Tanto poi, chi lo desideri, può continuare a cantilenare come tanti dischi rotti: dobbiamo prima pensare a noi, non possiamo accogliere tutti, io non sono razzista ma ognuno deve starsene al paese suo e così via recitando.
Ma qua, su questa pagina, diciamo che se io fossi una top model bionda e occhi cristallini, anche mora o rossa ma con misure da capogiro ed oltrepassassi i confini senza documenti, un permessino si troverebbe, dai.
Permessino? Come minimo rimedierei una parte in qualche fiction o cine pattone rigorosamente in deshabillé.
E se io mi trovassi per caso a sbarcare con il mio canottino di fortuna sulle rive di qualsivoglia costa nostrana e al contempo dimostrassi di calciare il pallone con veemenza fuori dal comune, centrando la porta dritto sotto il sette con precisione chirurgica, vuoi che un qualche avo di origine locale non si troverebbe?

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giovedì 22 marzo 2018

Storie di razzismo contro gli Armeni

Coraggio.
Afferriamo insieme i lembi di questa linea che ci scorre sotto i piedi, dall’incipit del nostro comune esordio sino alla fine di tutto.
Perché la fine arriva sempre, almeno questa è una certezza.
Prendiamo questa sorta di spago e annodiamolo nel più breve spazio possibile.
Un nodo dolce, eh?
Non siamo marinai, qui.
Casomai, ne narriamo le gesta.

Senza paura.
Teniamo stretto tra le mani quel prezioso groviglio.
Di straordinarie imprese e clamorosi abbagli.
Di banali atti.
E gesti unici che banali lo sono solo nel nome.
Osservate con me l’arte di un mondo collassata in un unico quadro.
Tutto è accaduto, su quella tela.
Quel che è stato e quel che sarà.
Che in questo immaginario istante semplicemente è.

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mercoledì 21 marzo 2018

Storie di razzismo e musica

A ventotto anni sei un uomo, diceva sua madre.
A ventotto anni, è da tempo che sei un uomo, bofonchiava il papà.
A ventotto anni puoi essere un uomo o meno, ma cantare per primo a Woodstock è ugualmente uno shock.
Un magnifico e orgasmico shock che in tanti, infinitamente tanti, invidieranno nei secoli a venire.
Richie guadagnò il proscenio del vasto palco, agguantò la chitarra, anzi, l’abbracciò come solo il più eccitato tra i ragazzi avrebbe mai potuto fare con la propria amante, chiuse gli occhi e iniziarono a fare all’amore.
Una parola perfetta, per opportunità e tempismo, si levò dalle sue labbra un istante dopo.
Freedom, ovvero libertà, libertà di essere il primo.
Non il primo nero, d’accordo e, per fortuna di molti, neanche l’ultimo, ma uno dei tanti primi neri a dare inizio a qualcosa di unico e irripetibile, in un paese dove tale privilegio veniva dato solo ai bianchi.

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martedì 20 marzo 2018

Storie di razzismo e cittadinanza

Sì, proprio io, un bambino nato in Italia da cittadini stranieri, un bambino di colore, se così vi è più facile raffigurarmi, un bambino Italiano di colore.
Inseritemi pure nel quadro più angosciato della vostra fantasia, se volete.
Un bambino, secondo alcuni proprio perché figlio di cittadini stranieri e pure di colore, che un giorno contaminerà la vostra cultura italica, sino a farla scomparire.
Via la pasta asciutta, la pizza, il caffè e la nazionale di calcio.
Al suo posto, sempre in quell’inquietante quadro, io Souleyman vi costringerò a mangiare solo Kebab e fumare dal Narghilè, a bere Sake e a vedere le partite di Cricket, così per fare un confuso pot-pourri.
Sempre io, il bambino di colore Italiano, vi nasconderò il crocifisso dove non riuscirete più a trovarlo, anzi, ve lo vieterò, pena il taglio della mano, anzi, di qualcos’altro, che vi spaventa di più.
Ma non solo.

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lunedì 19 marzo 2018

Storie di razzismo dei giornali

Eroe, leggo tra i titoli, così viene chiamato l’uomo.
Approfondendo i dettagli del fatto, scopro che la piccola, di nome Jihan, è figlia di un cittadino di origine marocchina, Abdelhamid Haddach, il quale desidera ringraziare personalmente il camionista.
La seconda notizia su cui mi soffermo riguarda le origini di quest’ultimo.
L’eroe, Ion Purice, è rumeno o romeno, a seconda dei giornali.
Sì, anche questo fa notizia, qui da noi.
E laddove in rete avevo letto solo approvazione e applausi, tra i commenti della prima buona novella, in quelli della seconda trovo frasi sconcertanti.
In più di una ho trovato persino persone che accusavano l’ormai presunto eroe di aver fatto una manovra quanto mai avventata, mettendo a rischio gli altri automobilisti.
Quelli doc, insomma.
Possibilmente non rumeni o marocchini.
E allora torniamo alla premessa, vi va?

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domenica 18 marzo 2018

Storie di razzismo a scuola

C’era una volta una coppia di genitori nostrani.
Il video
I due avevano un unico figlio e, come quasi sempre capita, su quest’ultimo avevano riposto ogni speranza sul futuro che attende tutti noi.
Nei giorni in cui divenire madre o padre era solo una parola volteggiante nell’orizzonte che verrà, tali auspici erano diventati preziosi allo spasimo, soprattutto per le oscure nubi di sfiducia e paura intrise che non mancavano mai di seguirli lungo il loro rispettivo cammino.
Tipico.
E il primo giorno di scuola arrivò.
Ma con esso, le nubi di cui sopra si annerirono ulteriormente, per quanto ciò fosse possibile, presagendo tempeste crudeli e nubifragi senza alcuna pietà.
La causa di tale funesta immagine fu identica per entrambi.
Il loro piccolo sarebbe stato solo e indifeso in mezzo ad un’intera classe di bambini rom.
Per i nostri fu inaccettabile e così decisero di trasferirlo in un’altra scuola.
Come dire, meno contaminata, ecco.

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sabato 17 marzo 2018

Storie di razzismo in America

Jonathan Ferrell aveva 24 anni ed è stato ucciso da un poliziotto che ha sparato ben 12 colpi.
Il peccato di Jonathan? L’aver pensato di poter chiedere aiuto dopo aver avuto un incidente con l’auto.
Ah, dimenticavo un particolare.
Che sbadato.
Jonathan era afroamericano.
Da noi, basterebbe dire di colore.
In un messaggio video, sua madre ha dichiarato: “Non voglio seppellire mio figlio. E’ mio figlio che dovrebbe seppellire me…”
Tuttavia, così è andata.
Così va.
Ma allora, se proprio questa tomba deve avere un senso, allarghiamola e riempiamola come merita, una volta per tutte.
Seppelliamo un ragazzo con infinite vite davanti, visto che altrettante possibilità lo attendevano all’orizzonte.
Ma con lui, sotterriamo l’idiozia dei giornali, della tv, anche del cinema, pure quest’ultimo, e dei libri, anch’essi, che si ostinano a dipingere il nero con la più mendace delle didascalie.
Cattivo, pericoloso, disonesto, nemico, da temere e da respingere.
Pena la vita e la serenità di quest’ultima.

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venerdì 16 marzo 2018

Storie di razzismo e migranti

“Papà”, fa Efrem, nove anni. “Perché sorridi?”
Tesfaye attenua solo minimamente la curva che disegna con le labbra.
Sì, in fondo è un sorriso, il suo.
“Vuoi davvero saperlo?”
“Sì.”
“Sorrido perché ora nessuno potrà più respingerci…
“Nessuno potrà accusarci di essere qui per rubare il lavoro agli italiani.
“Agli instancabili e puntuali lavoratori nostrani.
“Nessuno sarà in grado di additarci quali responsabili dell’aumento di criminalità nel paese.
“Questo paese noto nel mondo per la sua specchiata onestà.
“Nessuno, da nord a sud di questo stivale, avrà la libertà di rimarcare la nostra eventuale mancanza di rispetto per le donne.
“Stivale che da nord a sud mette quotidianamente la donna su un piedistallo e che non la sfiorerebbe neppure con il più esile dei fiori.

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giovedì 15 marzo 2018

Storie di razzismo: reato di clandestinità

Non è educare, il compito di chi governa, ho capito bene?
Di sicuro non è quello di ottenere percentuali da prefisso telefonico, giusto?
E le percentuali sono tutto, anche per i movimenti, vero?
Beppe…
Ma perché non osare?
Perché non diventare più civili addirittura di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti messi assieme?
Allora, tu sostieni che cancellare il reato di clandestinità rappresenti un invito agli emigranti dell'Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l'Italia.
Senza alcuna originalità, d’altra parte, poiché con siffatte parole sposi il pensiero della Lega Nord, delle varie destre xenofobe e… e sì, anche di esponenti del cosiddetto centro sinistra.
Le frange più moderate, in questo caso, ecco.
Alle percentuali ci tengono in molti, che ti credi? Mica solo te.
Ma caro Beppe, quelli là vengono lo stesso, lo hai visto quello che è successo a Lampedusa.
Perché non facciamo qualcosa di più?
Perché non diventiamo noi, i migliori?

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mercoledì 14 marzo 2018

Storie di razzismo contro i Rom

Dal commento sul Corriere della Sera da parte di Lettore_2792430: Dovrebbero fare tutti come la signora. Forse sarebbe un paese migliore il nostro! Sicuramente sarebbe NOSTRO!
A entrambi, lanciatrice urticante e commentatore altrettanto corrosivo, offro esaustive notazioni sull’arma in questione.
L’acido brucia la pelle.
Sì, insopportabile calore e dolore lancinante ne sono i doni.
Brucia peluria, più o meno presente.
Come può essere per una donna.
E più che mai per un bimbo.
L’acido colpisce il nemico.
Reale o fittizio che sia.
Il risultato è lo stesso.
Ho vinto.
L’ho sconfitto.
Il campo ora è mio.
Di nuovo.
Perché a mali estremi… giusto?

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martedì 13 marzo 2018

Storie di razzismo in Italia: Prato

Prato, 16 ottobre 2083

Gentili concittadine,
amici concittadini,
oggi è un giorno felice per me, per alcune ragioni.
Ragioni che saranno oggetto di questa mia.
Ovvero, regali che il presente mi ha fatto e che proprio voi, vicini di vita in questa bella città, non potrete evitare di apprezzare.
Comincio dalla prima, non in ordine di importanza, credetemi.
E’ il mio compleanno.
Sì, oggi compio settant’anni.
Dai, ditemi che non li dimostro. So che non è vero, ma fa sempre piacere sentirlo.
Sapete, alla mia età le dolci parole non bastano mai.
E’ stata una vita intensa, la mia, sino a questo traguardo.
Non direi facile, soprattutto all’inizio.
E non è stata nemmeno un’agevole discesa, il prosieguo del cammino.
Tuttavia, non è la prima volta che festeggio qualcosa e non mi riferisco solo al mio genetliaco.
Mostri ho visto cadere, prima, e scomparire, poi.
E quando il mostro se ne va i cuori liberati non possono far altro che scendere in piazza.
Cantare e ballare.

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lunedì 12 marzo 2018

Storie di razzismo: chiedo asilo

C’era una volta un pianeta.
Non il nostro, così siamo tutti più tranquilli.
Nel pianeta c’erano degli abitanti.
Umani.
Be’, diciamo sulla carta, ecco.
Il pianeta degli abitanti umani, sulla carta, erano tanti e infinitamente diversi tra loro.
Capita.
D’altro canto, l’uguaglianza delle forme e dei colori è solo un illusione.
Anche per gli uguali di questo mondo.
Soprattutto per questi ultimi.
Un giorno accadde qualcosa che inquietò alcuni.
Non tutti, solo una parte dei molti.
Un tale di nome Ioane, un nome a caso, bussò alla porta di quelli che vivevano più in alto di lui.
“Potete ospitare me e la mia famiglia? L’acqua sta salendo e rischiamo di affogare. Ho tre bambini, qui con me…”

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domenica 11 marzo 2018

Storie di razzismo delle parole

Signore e signori,
parenti, amici o solo conoscenti della buon’anima, vorrei qui ringraziare dal profondo del cuore il nostro amato ominide di Dmanisi.
Grazie, uomo primitivo.
Davvero, grazie.
Ti sono grato di esistere, è proprio il caso di dirlo.
Brava persona? Un poco di buono? Di cattiva creanza o gentili costumi? Nessuno può sostenere l’uno o l’altro sul tuo conto.
Quello che sappiamo è che il segno del tuo passaggio sulla terra vale molto di più del trascrivere un semplice nome nell’innumerabile elenco di vite che ci hanno preceduto.
Perché l’incisione in quello stesso elenco, ne cancella infinite altre, di successioni di lettere, più o meno scomode, indubbiamente pericolose, dal nostro oberato dizionario comune.
Dicesi parole.

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sabato 10 marzo 2018

Storie di razzismo in Inghilterra

C’era una volta un dio e un aldilà.
Sì, non posso dire per il resto del mondo, ma in questa storia ci sono entrambi.
Il primo, per facilitarmi il compito, lo possiamo chiamare Manitù.
Puntiamo lontano, così si evitano gratuiti stracciamenti di vesti.
Il secondo, immaginate il paradiso che preferite.
Senza inferni.
Valhalla per tutti.
Si pena già abbastanza in vita, a mio modesto parere.
Mettiamo caso che quello stesso dio e quel medesimo aldilà attendano le sorti di un mondo in buona parte ricoperto dal mare.
E che quest’ultimo sia solcato da una sola nave.
Grande, d’accordo.
Un barcone immenso.
Ma sempre uno.

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venerdì 9 marzo 2018

Storie di razzismo e immigrati

Ultim’ora.
Finalmente arriva la buona notizia.
Sono salvi i 121 passeggeri che da domenica si trovavano a bordo di una nave al largo di Crotone, impossibilitati ad attraccare a causa delle condizioni del mare, estremamente agitato.
Un plauso va ovviamente alla Guardia Costiera e alla Marina Militare che con grande sprezzo del pericolo hanno effettuato il salvataggio.
I malcapitati sono stati traportati a bordo delle motovedette e trasferiti in alberghi appositamente allertati in quel di Roccella Jonica.
Ma veniamo ai passeggeri.
Nel dettaglio.
Castani, mori, biondi e perfino dai capelli rossi, c’è tutto il campionario, ma teniamo ad informarvi che sono tutti...

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giovedì 8 marzo 2018

Storie di razzismo: seconda generazione

“Papà, ma tu sei Italiano, no?”
“Certo, ormai sono anni che vivo qui.”
“E io?”
“Sicuro, anche tu.”
“E seconda generazione.”
“Già.”
“E se quando divento grande faccio un figlio lui sarà una terza generazione?”
“Presumo di sì…”
“E se anche lui da grande farà un figlio…”
“Tuo nipote sarà una quarta generazione.”
“Giusto, papà. E se mio nipote avrà anche lui un figlio…”
“Quinta generazione.”
“E poi la sesta…”
“La settima…”
“L’ottava…”
“Nona…”

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mercoledì 7 marzo 2018

Storie di razzismo in Italia: Idy Diene

C’era una volta, quindi, il paese proporzionalmente democratico.
Ovvero, in proporzione a quanti voti puoi guadagnare raccontando bugie sui poveri del mondo che hanno bussato alla tua porta.
Signore e signori, mi rivolgo adesso a coloro che là fuori non si sentono rappresentati da questa minoranza di cattivi guitti, che non sono capaci neppure di vincere davvero, quando l’avversario non c’è, perché non lo è affatto.
Sono gli immigrati il tema da cui vogliamo davvero partire?
Ebbene, c’è solo un modo per riprenderci la scena.

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Storie di razzismo in America: Trayvon Martin

Un bravo ragazzo, dicevano in molti, bravo in matematica e quasi da massimo dei voti, a sentire il suo insegnante di lettere.
Eppure, tutto ciò fu invisibile a George Zimmerman, un volontario per il controllo del crimine, ovvero, un addetto alla ronda, nella versione nostrana, in caccia a bordo della sua macchina.
George chiamò senza pensarci due volte il 911: “Ehi, abbiamo avuto qualche problema nel mio quartiere e qui c’è un ragazzo sospetto.”
Trayvon Martin, era lui il sospetto.
Dopo aver informato la forza pubblica di dove si trovasse, il solerte George ha aggiunto: “Questo ragazzo sembra che stia per fare qualche reato e che sia sotto l’effetto di sostanze…”
Trayvon Martin, con una lattina di tè freddo in una mano e un pacchetto di caramelle nell’altra.

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martedì 6 marzo 2018

Storie di razzismo: cittadinanza italiana

“Eh certo, sei straniero! Allora, fortuna tua che io sono uno tollerante. Lo ius sanguinis consiste nell'acquisizione della cittadinanza per il fatto della nascita da un genitore in possesso della cittadinanza. Almeno uno dei tuoi genitori è italiano?”
“No…”
“Ma guarda questo! Sei forte, sai? Tutti quanti voi, lo siete. Venite qui e pensate di farla franca… Andiamo avanti. Lo ius soli riguarda chi è nato qui, in Italia, ma solo in certi casi. Ad ogni modo, sei nato qui, tu?”
“No…”
“E allora? Ma che vuoi?! Hai forse la doppia?”
“Che…?”
“La doppia cittadinanza, ce l’hai? Eh no, scemo io che te lo chiedo. Non sei nato qui e non hai un genitore italiano, al massimo puoi guadagnarti il permesso di soggiorno, ma mica è una bazzecola, eh? L’espulsione non te la leva nessuno, mi sa…”

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lunedì 5 marzo 2018

Storie di razzismo in Italia: i braccialetti

I braccialetti indentificativi sono un’idea geniale.
Concordo perfettamente con il comandante del gruppo, autore del blitz, Stefano Napoli: “I bracciali ci permettono di identificare questi venditori con la merce che abbiamo loro sequestrato, è un 'sistema di garanzia'”.
Un sistema di garanzia ci vuole in questo nostro confuso paese, signori miei, altro che retorica demagogia da 'culattoni raccomandati'.
Ha ragione infatti il comandante della polizia municipale, Angelo Giuliani: “E’ la legge che impone che non si faccia confusione. Quello è solo un braccialetto temporaneo di carta come si fa negli ospedali, per non commettere errori.”
Eh, basta con gli errori, ne abbiamo fatti fin troppi, soprattutto da quindici anni a questa parte...

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domenica 4 marzo 2018

Storie di razzismo e confini

Ci sono un Italiano, un Francese e tre Migranti.
Il Francese ha un campo dove lavora uno di questi ultimi.
L’Italiano ha un campo accanto a quello del Francese e all’interno ci lavora un secondo Migrante.
Il terzo Migrante arriva al confine dell’Italiano e chiede di entrare.
Non vuole restare.
Primo, perché il campo Italiano non è che dia così tanti frutti, anzi, secondo perché il suo desiderio è quello di andare a lavorare nel campo Francese – essendo più fertile – e terzo perché è parente del Migrante che lì ci lavora.
Tuttavia, per raggiungere la sua destinazione deve per forza attraversare il campo dell’Italiano.
Questi, saputo ciò, decide di farlo passare.

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sabato 3 marzo 2018

Storie di razzismo contro i Rom

Questa è la storia delle eccezioni.
Sì, eccezioni.
Avete presente quelle note cadute dal pentagramma, che non puoi fare a meno di sentire?
Sono qui ad omaggiarle tutte, nessuna esclusa.
Perché, malgrado una volta iscritte nello spartito scompaiano dal quadro generale, contribuiscono al successo di quest’ultimo in maniera, come dire, fondamentale.
L’eccezione conferma la regola, si dice così.
E cosa farebbe senza le conferme, la Storia che tutti quanti noi riteniamo la più attendibile a raffigurare il nostro cammino? Sono come le gambe del tavolo imbandito a festa su cui cenare la sera di natale.
Nessuno le ricorderà, il giorno seguente.

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Storie di razzismo: la buona notizia sui migranti

Un cadavere è un cadavere, che sia quello di un 'clandestino' piuttosto che di un 'rifugiato'.
La morte li livella, direbbe Totò.
Ebbene, siamo franchi, vi va?
Anche il razzismo equipara in molti, nel nostro paese.
Tanti.
In quanti, mi chiedo, in quanti davanti alla tv – perché la maggior parte della gente è lì che prende il 100% delle informazioni – osservando le immagini riportate da Lampedusa ha sentito un briciolo, ripeto, un esile briciolo di compassione verso quelle persone?

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venerdì 2 marzo 2018

Storie di razzismo contro gli immigrati

C’era una volta il cittadino medio.
Il cittadino medio è uno che non ha un’opinione precisa su alcunché.
Vota a destra ma se gli gira vota pure a sinistra.
E vale perfettamente il viceversa.
Tuttavia, anche se non ha un’opinione precisa su alcunché, sui grandi temi ha sempre un parere da esprimere.
I grandi temi sono sempre gli stessi, da molti anni a questa parte.
Il calcio, ovviamente, il Festival di Sanremo, i politici, la mafia al sud, l’immigrazione…
Ecco sul penultimo punto, per colpa o merito di Saviano, inizia ad essere un tantino confuso, ma è un’eccezione.
Il cittadino medio esprime su questi argomenti pareri molto simili alla media della popolazione.
Diciamo pure identici, previo alcune piccole sfumature.

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giovedì 1 marzo 2018

Storie di razzismo in un condominio

C’era una volta un padre, una madre e un bimbo.
I tre erano molto felici, quel giorno.
Il perché lo dico alla fine.
Questa famiglia abitava in un palazzo di ben otto piani.
I nostri avevano la sfortuna di abitare al piano terra.
E, soprattutto, quella di essere nati Rom.
Ma non quella di essere Rom in generale.
La sventura era di essere nati Rom e abitare al pianterreno di quel palazzo.
Una sera, il bimbo aveva chiesto al padre perché i vicini del piano di sopra li trattavano sempre male.

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