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Aquarius in Sardegna: Italia sotto attacco, di nuovo

Concittadini tutti, allerta!
Il nemico è nuovamente alle porte.
Secondo gli ultimi dispacci, Aquarius, la nave avversa ha tradito ogni nostra speranza, risparmiando le coste iberiche, dirigendosi piuttosto verso il nostro avamposto sardo.
Fratelli patrioti, orsù, stringiamoci a corte.
O, meglio, a corteo.
Anzi, ronda, che fa più notizia.
La minaccia infedele e incivile si abbatte or ora sull’isola vacanziera per eccellenza.
Camerati feriali!
Nel senso di ferie, ovviamente.
Vi rendete conto del rischio che corriamo?
Vi immaginate a guadagnarvi la meritata abbronzatura accanto agli abbronzati di nascita?
E non stiamo parlando di star del cinema afro americane, di sceicchi arabi o di modelle esotiche.
Soldati!
Indossate al più presto divise d’intolleranza e corazze respingenti.
I nostri più temuti invasori sono a centinaia, stipati nel loro sgradevole cargo battente bandiera buonista.
Difendiamo gli italici confini dall’infernale orda.
Colpevole del peggior peccato di cui si possa macchi…
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Storie di razzismo e coraggio

Ci commuoviamo di fronte al film strappalacrime, mandiamo l’sms solidale e ci sentiamo tutti dalla parte buona perché votiamo quelli lì, non gli altri.
Eppure Miep e Jan Gies scelsero di non rimanere dei semplici spettatori e tentarono di salvare Anna Frank e la sua famiglia.
Perché era la cosa giusta da fare. Perché avevano capito che rimanere inermi di fronte al martirio dei propri simili significa essere colpevoli anche più dei torturatori. Perché sapevano che nascere ebrei, rom, extracomunitari o omosessuali è solo frutto del caso.
La vita stessa è fatta di un briciolo di certezze e un oceano di imprevedibilità, che in un fuggevole istante possono togliere al fortunato di turno ogni suo privilegio. E, come spesso accade, solo in quel momento egli capirà il senso di tutto.
Tuttavia, sono felice di sapere che al mondo ci sono persone come Miep e Jan Gies, donne e uomini che non hanno bisogno di aspettare che la ruota giri per capire cosa significhi essere umani...

Dal libro Il dono d…

Storie di razzismo e delirio

Care amiche e gentili amici,
chi vi parla è una persona attenta ai fenomeni che, in questo travagliato momento storico, attanagliano la nazione. Per ovvi motivi preferirei rimanere anonimo, le rivelazioni che sto per farvi potrebbero mettermi a rischio.
Confesso che ho già contattato quotidiani e settimanali, tv di stato e non, tuttavia, nessuno ha voluto prendersi la responsabilità di rendere pubbliche le mie affermazioni. Confido nel coraggio e nella voglia di verità che traspare nella rete. Vado perciò al dunque. Rumeni, polacchi, cinesi, indiani, pakistani vivono ormai tra noi. Essi vivono, per citare un film di Carpenter. E insieme a questi vi sono anche gli africani. Immagino li abbiate notati anche voi. Non vorrei aggiungere altra preoccupazione di fronte all’invasione che le nostre città stanno subendo. Ciò nonostante, sento il dovere di far luce sull’aspetto più grave di questa sciagura.
Non ditemi che anche voi non avete sentito dentro un non so che di inquietudine innanzi a…

Storie di razzismo e memoria

1933/1939:
L'intero popolo tedesco venne suddiviso in due categorie principali:
I Camerati della nazione.
Gli Stranieri della comunità, i quali non appartenevano al corpo storico e culturale della Germania.
Dal 1992 ad oggi:
I Comunitari sono coloro che appartengono alla Comunità Europea.
Gli Extracomunitari non possiedono la cittadinanza di un Paese appartenente alla Comunità Europea.

1933/1934:
I nazisti accusavano gli ebrei di tutti i problemi della Germania: povertà, disoccupazione e la sconfitta nel primo conflitto mondiale.
Dal 1994 ad oggi:
Il centro destra, puntualmente in fase di propaganda, accusa gli extracomunitari di tutti i problemi Italiani: povertà, disoccupazione e criminalità.

1938:
Il 30 settembre il governo tedesco stabilì che solo dottori "ariani" potevano curare i tedeschi "ariani". La cura dei pazienti ebrei era, di fatto, già impedita dalle precedenti leggi che escludevano i medici ebrei dalla professione.
2009:
La Lega propone niente cu…

Storie di razzismo contro i migranti

Questa volta Amadou compie un enorme sforzo per sorridere, tuttavia riesce nell’impresa: “Clandestino… Sai, questa è la parola più importante. Noi extracomunitari, prima di diventare immigrati, siamo dei clandestini. I comunitari, come quasi tutti gli italiani che incontrerai di passaggio, molto probabilmente ancora non lo sanno che tu hai qualcosa in più di bello e qualcuno di loro potrà al contrario insinuare che sia qualcosa di brutto. Tu non devi credere a queste persone, mai. Promettilo!”
“Lo prometto!” si affretta a rispondere il bambino, sebbene non sia affatto spaventato.
“Per quante persone possano negarlo”, prosegue lo zio, “tu sei qualcosa in più di bello e questo a prescindere se tu diventi un immigrato o meno, a prescindere da quel che pensano gli altri. E lo sai perché?”
“Perché?”
“Perché tu sei un clandestino. Tu sei il destino del tuo clan, cioè della tua famiglia. Tu sei il futuro dei tuoi cari…”

Dal libro Il dono della diversità, antologia di racconti ispirati da fat…

Storie di razzismo sul colore della pelle

Che poi si chiamavano diversi, nel passato.
Lo vedi che la memoria serve?
Prima c’erano i diversi da una parte e gli uguali dall’altra.
Ora tutti neri.
Che poi, io già lo so cosa succede.
Che quelli nuovi, diranno: “In realtà si dovrebbe dire marroni, non neri…”
Ma va’?
Leggila pure come la reale natura del colore quando ti riguarda.
D’altra parte, neanche il bianco era il colore esatto.
Ma il passato è passato, guardiamo avanti.
Le cose cambieranno e molto.
Le parole.
Le parole dovranno essere riviste.
Non si potrà più usare la 'fondamentale' espressione chiarificatoria per la categoria di turno.
Di colore.
Attrice di colore, giocatore di colore, cantante di colore, scrittrice di colore, politico di colore e così via.
Perché se il colore è uno solo, a che pro citarlo?

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Storie di razzismo contro gli Ebrei

Ed ecco la vera bomba.
L’ariano perfetto è una bambina ebrea.
Ma non solo.
Lì, all’orizzonte, tra altri 80 anni o anche di più, magari c’è ne sono altre di beffarde sentenze.
Che magari il cittadino modello è un immigrato.
E che se esiste davvero un dio non è nulla di quello che hai immaginato o pregato finora.
Che nelle resistenze di questo mondo ci sono molti meno terroristi che tra gli esportatori di muri e democrazie quotate in borsa.
Che il colore delle persone in realtà ricopre i nostri occhi, giammai la pelle.
E che avremmo potuto salvare vite ogni attimo della nostra, limitandoci semplicemente a non ucciderle.
Con il silenzio.
Rimanendo fermi.
Al nostro posto.
Che in un mondo sbagliato l’anima tanto giusta quanto debole, soffre, si droga o si perde in un delirio.

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Storie di razzismo sui rifugiati

Siamo noi i rifugiati.
Tutti, ogni volta che accendiamo lo smartphone o, al meglio, l’Iphone e siamo lì, a whatsappare, facendo ticche ticche con le dita impazzite, per dire, rispondere, leggere e ricominciare da capo.
Solo così siamo tutti insieme, mai soli, mai in silenzio, mai vuoto, dentro. E allora guardiamoci, adesso, ad esempio nella metropolitana affollata. Centinaia di persone tutte con la testa incollata su un gigantesco schermo, addirittura 5 pollici.
Tutti al sicuro.
Al riparo.

I rifugiati siamo tutti noi.
Chiusi in auto nel traffico.
Incolonnati in scatole di plastica e metallo super accessoriate, piccole o preferibilmente grandi.
E più sono grandi e più è piccolo l’uomo al volante, ci avete fatto caso?

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Storie di razzismo sui Rom in Francia

Non ho mai avuto un passamontagna.
Ho bisogno di guardarlo, di ricordarmi che ce l’ho.
Di ricordarmi perché l’ho comprato.
Prendo le chiavi dell’auto ed esco.
Stai uscendo? Fa mia moglie.
Non ho risposto.
Metto in moto e raggiungo la piazza.
Ci sono già tutti, sono l’ultimo.
Parcheggio, scendo e apro il portabagagli.
Lì ho guardato anche più volte che nel borsello.
Non ho mai avuto un passamontagna.
E soprattutto non mi sarei mai immaginato.
Di usare una spranga.
Su una persona viva.
Pochi minuti e siamo tutti sul pulmino.
C’è cattivo odore.
Alcool, sigarette e sudore, ma c’è anche altro, qualcosa di ambiguo ma determinante.
Leggi pure come l’insopportabile fragranza dell’umano veleno.
C’è quasi silenzio.

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Storie di razzismo e adozione

Care bambine e cari bambini,
benvenute, benvenuti.
Che siate tutti benvenuti nella vostra nuova casa.
Perché questa, da oggi, è anche casa vostra.
Da oggi.
Ovvero, da oggi in poi.
E il poi, per chi ha un passato da cambiare, è tutto.
Per questa ragione siamo qui a farvi delle promesse.
Così avrete qualcosa di scritto, nero su bianco, con cui rinfrescarci la memoria laddove ci capiterà di non ricordare.
E capiterà, oh se capiterà.
Indi per cui, vi promettiamo che sarà casa vostra anche quando non sarete più due occhioni scintillanti in un viso angelico, per quanto olivastro.
Un’adolescente ribelle.
E un giovane imprevedibile.
Una ragazza tutt’altro che perfetta.

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Storie di razzismo e paura dei Rom

Vietato altresì l’ingresso alla vostra violenza.
Immotivata e infantile violenza, verbale ancor più che fisica, emotiva e delirante, causata da nessuna asprezza del vivere.
Che in qualche modo spiegherebbe, senza per questo giustificarla, l’aggressione del momento.
No, la vostra è una violenza figlia del privilegio, inconsapevole e per questo imperdonabile privilegio.
Vietato l’ingresso, ovviamente, alla vostra incommensurabile vigliaccheria.
La codardia senza limiti, ma precisa, chirurgica nello scegliere oculatamente il bersaglio più facile, la vittima meno difesa, l’altro per il quale nessuno vi condannerà.
Anzi, troverete perfino qualcuno che vi loderà, tra i compagni di viltà.
Perché si sa, quando la codardia ha un suo pubblico diventa addirittura doverosa.
D’altra parte, è inevitabile di conseguenza vietare l’ingresso pure alla vostra totale mancanza di umanità.

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